Contagio da Epatite C a seguito di trasfusione con sangue Infetto: condannati Il Ministero Della Salute, la regione Emilia Romagna e la gestione liquidatoria della ex U.s.l. di Bologna a risarcire la vittima con 360.000,00 Euro

Contagio da Epatite C a seguito di trasfusione con sangue Infetto: condannati Il Ministero Della Salute, la regione Emilia Romagna e la gestione liquidatoria della ex U.s.l. di Bologna a risarcire la vittima con 360.000,00 Euro – Risarcimento Sangue Infetto

La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Bologna, Giudice dott. D. Martino, il 24.01.2017 e pubblicata in pari data.

Il Tribunale di Bologna nella persona del Giudice dott. Daniele Martino, con la sentenza n. 20064/2017 pubblicata lo scorso 24 gennaio, ha condannato il Ministero della Salute, la Gestione Liquidatoria della ex USL di Bologna e Regione Emilia Romagna -in via solidale- al risarcimento del danno non patrimoniale, quantificato nella somma di oltre € 355.000,00, a favore di una donna CONTAGIATA DA EPATITE C, poi degenerata in cirrosi epatica, a seguito di TRASFUSIONI CON SANGUE INFETTO, somministrate alla paziente nel corso di un ricovero presso l’Ospedale S. Orsola di Bologna nell’anno 1974.

La scoperta della positività al virus HCV era avvenuta nel 2010 e nello stesso anno la Commissione Medica Ospedaliera di Taranto, nel corso della procedura per la richiesta di indennizzo, poi ottenuto, aveva riconosciuto il nesso di causalità tra le trasfusioni e l’epatite C.

L’azione proposta dallo Studio Legale Frisani si conclude, quindi, con esito positivo per il paziente contagiato , e vanta già due precedenti nel corso del 2016 presso il Tribunale di Trieste e presso il Tribunale di Firenze.

La problematica dei contagi attraverso sangue infetto assume rilevanza sull’intero territorio nazionale essendo decine di migliaia i soggetti che hanno contratto il virus a causa degli omessi controlli sui donatori.

La responsabilità si configura in via concorsuale e solidale tanto nei confronti del Ministero della Salute, venuto meno ai propri obblighi di vigilanza e controllo sulla provenienza e sicurezza dei materiali ematici trasfusi ai cittadini quanto nei confronti della Regione Emilia Romagna e della Gestione Liquidatoria della ex U.S.L. di Bologna, quali soggetti legittimati per i debiti delle pregresse UU.SS.LL., per non avere apprestato le opportune cautele volte ad impedire la trasmissione di malattie attraverso sangue infetto. La prima , quella del Ministero, si configura come responsabilità extracontrattuale ex art. 20143 c.c., la seconda, quella della struttura ospedaliera, quale responsabilità contrattuale (cd responsabilità da contatto sociale) ex art. 1218 c.c.

All’esito di una complessa ed articolata istruttoria svolta previa ammissione di CTU medico-legale, è emersa una chiara violazione, da parte dei soggetti pubblici coinvolti, delle norme inerenti la scelta e la classificazione dei donatori, oltre che un’evidente omissione di tutte quelle cautele aggiuntive che verosimilmente avrebbe permesso di scongiurare l’utilizzo di emoderivati infetti : la consulenza evidenzia come negli anni in cui la paziente fu sottoposta a trasfusioni (1974) “il sangue non era sottoposto a rigorosi controlli”.

La sentenza è commentata positivamente dagli avv.ti Pietro Frisani e Emanuela Rosanò, legali dell’attrice : “ Il Tribunale di Bologna ha fatto corretta applicazione del principio della “probabilità prevalente” che deve guidare l’interprete nella scelta da porre a base delle decisioni di natura civile. Per cui, a fronte di una menomazione dell’integrità psico-fisica in ipotesi potenzialmente derivante da una pluralità di cause , il Giudice deve – tra tutte – scegliere quella che riceve il supporto maggiore sulla base degli elementi prodotti in giudizio”.
Nel caso trattato dal Tribunale felsineo la paziente era stata sottoposta ad oltre sessanta trasfusioni documentate dalle cartelle cliniche prodotte agli atti , motivo per cui doveva ritenersi “più probabile che non” che l’attrice avesse contratto l’infezione dalle trasfusioni piuttosto che da altri fattori di contagio.

Dal risarcimento del danno il Giudice ha decurtato le somme corrisposte alla donna a titolo di indennizzo dallo Stato ai sensi della legge 210/1992.

Ci auspichiamo che queste pronunce” commentano ancora gli avvocati Frisani e Rosanò, “sensibilizzino le persone contagiate o i loro eredi ad agire per l’integrale risarcimento del danno in quanto lo Stato Italiano, con la legge 210/1992, ha creato un simulacro di risarcimento riconoscendo una indennità di importi spesso risibili alle vittime con ciò ingenerando il convincimento di aver ottenuto l’ integrale ristoro dei danni subiti. I danni effettivi invece a titolo di integrale risarcimento ammontano agli importi liquidati dal Tribunale di Bologna”.

Leggi l’articolo integrale su http://www.masterlex.it/diritto-civile/epatite-c-contratta-nel-1974-risarcimento-di-360mila-euro/