CORTE COSTITUZIONALE: SI’ AL RICORSO PER L’IRRAGIONVEVOLE DURATA DEL PROCESSO DURANTE LA SUA PENDENZA

Come noto a seguito delle modifiche apportate alla c.d. “Legge Pinto” nel 2012 non era più possibile promuovere un ricorso per l’irragionevole durata del processo durante la pendenza di quest’ultimo. Pertanto il cittadino era costretto non solo a subire le lungaggini processuali che affliggono in maniera cronica il nostro sistema giudiziario ma doveva necessariamente attendere la conclusione del processo prima di poter richiedere allo Stato l’indennizzo previso dalla Legge 89/2001 a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata del processo.

La sentenza n. 88 dello scorso 26 aprile 2018 della Corte Costituzionale, facendo propri i principi già espressi sul punto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha finalmente dichiarato l’illegittimità della norma in questione nella parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento presupposto.

In particolare la Corte ha rilevato come “i parametri evocati presidiano l’interesse a veder definite in un tempo ragionevole le proprie istanze di giustizia, rinviare alla conclusione del procedimento presupposto l’attivazione dello strumento – l’unico disponibile, fino all’introduzione di quelli preventivi di cui s’è detto – volto a rimediare alla sua lesione, seppur a posteriori e per equivalente, significa inevitabilmente sovvertire la ratio per la quale è concepito, connotando di irragionevolezza la relativa disciplina”.

Da ora in poi quindi sarà possibile anche durante la pendenza della causa che ha maturato un’irragionevole durata – individuata in tre anni per i giudizi di primo grado, in due anni per quelli di appello e in un anno in quelli di legittimità – chiedere allo Stato l’equa riparazione prevista dalla Legge 89/2001.

Vale la pena infine sottolineare come la pronuncia della Corte Costituzionale si inserisce tra quelle già  intervenute per rendere conforme all’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo il rimedio interno volto a garantire ai cittadini la tutela effettiva del diritto ad una ragionevole durata del processo. Si ricorda in particolare la sentenza 36/2016 con la quale sono stati individuati i parametri di ragionevole durata degli stessi procedimenti ex L. 89/2001 (1 anno per il giudizio di merito ed 1 anno per quello di legittimità), distinguendoli da quelli generali previsti dalla stessa norma per i “processi ordinari”. Quest’ultima sentenza del Giudice delle Leggi tra l’altro è stata pronunciata a seguito di un’ordinanza di rimessione emessa dalla Corte di Appello di Firenze nell’ambito di un giudizio patrocinato proprio dallo Studio Legale Frisani, il quale ha contribuito in maniera determinante ad evidenziare l’illegittimità della c.d. “Legge Pinto” nella parte in cui si applicava alla durata del processo di primo grado previsto dalla stessa legge n. 89 del 2001.

Grazie a questa sentenza molti ricorrenti dello Studio Legale Frisani hanno visto di fatto raddoppiare le somme ottenute a titolo di equa riparazione: dopo il riconoscimento del primo indennizzo per l’irragionevole durata di un procedimento ordinario è stato ottenuto anche un ulteriore indennizzo per le lungaggini della procedura “Pinto” utilizzata in prima istanza.

La Corte Costituzionale prossimamente sarà poi chiamata a decidere sulle ulteriori “storture” della L. 89/2001: la prima riguardante la proponibilità della domanda di equa riparazione per l’irragionevole durata del processo amministrativo esclusivamente nel caso in cui il ricorrente abbia depositato nel procedimento presupposto l’istanza di prelievo; la seconda riguardante la procedura utile all’ottenimento delle somme riconosciute a titolo di equa riparazione, la quale allo stato impedisce ai cittadini di esperire azioni esecutive se non dopo la presentazione di una domanda di pagamento delle somme spettanti in sede amministrativa e dopo il passaggio di ulteriori termini oltre a quelli già previsti per poter azionare le procedure esecutive avverso le Pubbliche Amministrazioni.

Siamo convinti che presto la Legge 89/2001 dopo le riforme apportate dal legislatore negli ultimi anni tornerà ad essere quel rimedio effettivo individuato dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Avv. Pasquale Tancredi

Studio Legale Frisani