DOVUTO DAL FISCO IL RISARCIMENTO DEL DANNO PER IL RITARDO NEL RIMBORSO DELLE IMPOSTE

Non si può negare in astratto il diritto del contribuente al risarcimento del maggior danno da ritardo nel rimborso dell’imposta sul reddito.
Questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 28332 del 18 dicembre scorso, con la quale ha accolto il ricorso presentato da un istituto bancario che chiedeva nei confronti dell’Agenzia delle Entrate il risarcimento del danno da svalutazione monetaria ex art. 1224 c.c., comma 2, sui ritardati pagamenti delle somme oggetto di rimborso IRPEG (imposta sul reddito delle persone giuridiche) per gli anni d’imposta dal 1988.
La Suprema Corte ha respinto la motivazione di rigetto espressa dalla Commissione Tributaria Regionale in sede di appello, secondo cui “la domanda della contribuente di risarcimento del maggior danno ex art. 1224 c.c., comma 2, andrebbe respinta perché la disciplina dettata in materia di rimborsi IRPEG dal D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 44 e 44 bis non prevede la “corresponsione di altri interessi per danni”. Tale assunto contrasterebbe con l’insegnamento delle Sezioni Unite (sent. SS.UU. n. 16871/07): infatti, anche con riferimento alle pretese restitutorie vantate nei confronti dell’Erario opera il principio per cui, nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione pecuniaria, possa liquidarsi il danno da svalutazione monetaria, sempre che il creditore deduca e dimostri che un tempestivo adempimento gli avrebbe consentito di impiegare il denaro in modo tale da elidere gli effetti dell’inflazione .
Dunque ancora una pronuncia a tutela dei contribuenti, che conferma e rafforza l’operato dello Studio Legale Frisani, da sempre teso nell’affermare il principio di uguaglianza tra il cittadino e l’Amministrazione.