Ingiusta Detenzione

Home / Ingiusta Detenzione

La custodia cautelare in carcere è ingiusta (si parla in merito di “ingiustizia sostanziale”) quando un imputato all’esito del procedimento penale viene prosciolto con sentenza di assoluzione diventata irrevocabile, ossia riconosciuto innocente: per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

La riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione è stata introdotta con l’emanazione del nuovo Codice di procedura penale (D.P.R. n.447/88) ed è regolamentata dagli articoli 314 e 315 dello stesso. In proposito, il suddetto codice stabilisce che la custodia cautelare in carcere è ingiusta (si parla in merito di “ingiustizia sostanziale”) quando un imputato all’esito del procedimento penale viene prosciolto con sentenza di assoluzione diventata irrevocabile, ossia riconosciuto innocente: per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Il soggetto che ha subito un’ingiusta detenzione vanta un vero e proprio diritto soggettivo ad ottenere un’equa riparazione e l’entità complessiva del ristoro (che ha natura indennitaria e non risarcitoria) deve essere valutata equitativamente da un giudice e può equivalere ad una cifra fino a € 516.456,90.

L’azione per ottenere il risarcimento del danno da ingiusta detenzione è proponibile nel termine di due anni dal momento in cui la sentenza di assoluzione o proscioglimento è divenuta irrevocabile, non è cioè più soggetta ad impugnazione, oppure, nel caso di archiviazione del procedimento, dal giorno in cui è stata notificata la richiesta di archiviazione alla persona indagata.