Risarcimento e stabilizzazione per i lavoratori della P.A.

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Tutti i precari della Pubblica Amministrazione o di Aziende partecipate dallo Stato o altro Ente pubblico che hanno prestato servizio presso il medesimo datore di lavoro per più di 36 mesi, ANCHE NON CONSECUTIVI, con contratti di lavoro a tempo determinato, con lo stesso profilo o per lo svolgimento di mansioni equivalenti e che non hanno già presentato ricorso.

PATTI CHIARI con RIMBORSOPRECARI.IT non è solo uno slogan!

Infatti, grazie all’unione della professionalità di Gestione Crediti Pubblici e dello Studio Legale Frisani, chi sceglierà di affidarsi a Rimborsoprecari.it per ottenere il proprio risarcimento non dovrà sostenere alcuna spesa iniziale per consulenti, avvocati o altro.

Nel caso in cui il cliente NON compili l’idonea certificazione reddituale allegata ( vedi doc n.5) sarà altresì tenuto alla corresponsione del contributo unificato per l’iscrizione a ruolo della causa. L’importo di tale contributo – che è una Tassa dovuta allo Stato per iniziare la causa e che il ricorrente pagherà personalmente presso un qualsiasi tabacchi – ammonta ad euro 259,00 ed il relativo pagamento verrà richiesto all’interessato, soltanto al momento in cui si darà corso all’azione.

Al momento in cui il ricorrente otterrà il proprio risarcimento, quindi solo in caso di esito positivo e di effettivo incasso delle somme, il ricorrente riconoscerà alla Gestione Crediti Pubblici a titolo di corrispettivo per la sua attività il 25% + iva di tale risarcimento. Nel caso in cui il ricorrente ottenga anche la trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, lo stesso riconoscerà alla Gestione Crediti Pubblici Srl un corrispettivo pari a 4 mensilità lorde, così come quantificate nell’instaurando rapporto di lavoro.

Nessun altro corrispettivo sarà dovuto alla Gestione Crediti Pubblici s.r.l. anche in caso di mancato recupero delle somme vantate.

Ecco cosa vuol dire PATTI CHIARI: solo se vinci tu vinciamo anche noi !!!!!

Non è necessario che i contratti di lavoro a tempo determinato siano consecutivi. Nel computo dei 36 mesi di servizio si tiene conto anche delle proroghe e dei rinnovi dei contratti nonché dei periodi di interruzione intercorsi tra un contratto e l’altro.

Si intendono per tali sia quelle formalmente classificate come “equivalenti” dai contratti collettivi sia quelle che consentono di mantenere il livello professionale raggiunto e l’utilizzazione del patrimonio professionale acquisito.

Si, vanno computati anche i periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti svolte tra il medesimo lavoratore ed il medesimo datore di lavoro.

Ho diritto ad ottenere il risarcimento del danno con una indennità omnicomprensiva SINO A 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto oltre al riconoscimento dell’ anzianità di servizio e le relative progressioni stipendiali.

 

Vuol dire indennità inclusiva di ogni risarcimento spettante al lavoratore.

Si. La progressiva reiterazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato è suscettibile di realizzare – di fatto – un contesto del tutto identico , sotto il profilo dello sviluppo della professionalità, a quello tipico di un rapporto a tempo indeterminato. Il lavoratore a termine ha quindi il diritto a vedersi riconosciuta, oltre ad un’ indennità sino a 12 volte l’ultima retribuzione globale di fatto, anche l’anzianità di servizio maturata in forza dei contratti a termine stipulati con il datore e alle conseguenti progressioni stipendiali. E proprio tale ultima voce che fa lievitare il risarcimento di circa il 30%.

Sono quelli indicati nell’articolo 8 della legge 15.07.1966 n. 604 : durata del contratto a tempo determinato, gravità della violazione, tempestività della reazione del lavoratore, sfruttamento di occasioni di lavoro e di guadagno , dimensioni dell’impresa (numero dei dipendenti)

Con circolare del 22/02/2011 n. 40 l’INPS ha chiarito che l’indennità omnicomprensiva, stante la sua natura risarcitoria e non retributiva , va esclusa dalla base imponibile ai fini contributivi. Pertanto, tale indennità non è soggetta a contributi.

No. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con una recentissima sentenza (n. 4472/2016) , nella quale viene precisato che non è tassabile l’importo erogato al lavoratore dalla P.A. a titolo di indennità risarcitoria, rappresentando tale somma un risarcimento del danno cd “emergente” che – in quanto tale –non assume rilevanza reddituale. L’importo quindi è esentasse!

No. Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno senza necessità di prova alcuna in quanto il danno si presume nella abusiva reiterazione dei contratti a termine per più di 36 mesi ed è determinato ex lege tra un minimo e un massimo

Posso provare di avere subito un danno patrimoniale più elevato?

Si. Il lavoratore può offrire la prova di avere subito un danno patrimoniale più elevato a causa della abusiva reiterazione dei contratti a termine , in particolare sotto forma di perdita di chance di altre occasioni di lavoro stabile che l’interessato non ha potuto cogliere perché impiegato nel rapporto precario con la PA.

Allo stato attuale il lavoratore che intenda far valere l’illegittimità dei termini apposti ai contratti a tempo determinato deve contestare l’ultimo contratto entro 120 giorni dalla cessazione del medesimo; entro i successivi 180 giorni deve:

presentare ricorso davanti alla autorità giudiziaria competente ;

– o presentare la richiesta di conciliazione (si specifica che entro il 180 giorno dall’invio della richiesta deve essere comunicato al datore di lavoro di aver presentato la richiesta di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio).

Nel rispetto dei termini decadenziali di cui sopra, sarà possibile chiedere la stabilizzazione del proprio rapporto di lavoro oltre al risarcimento del danno e agli eventuali scatti di anzianità.

Se non sono rispettati i termini di cui sopra, sarà possibile chiedere solo il risarcimento del danno e gli eventuali scatti di anzianità.

La giurisprudenza non riconosce in modo unitario il diritto del precario pubblico alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, in quanto ai sensi dell’articolo 97 Cost. l’assunzione del lavoratore pubblico deve avvenire tramite concorso.

Per coloro che sono nei termini per chiedere la stabilizzazione verrà comunque proposta l’azione legale nell’auspicio di un “cambio di tendenza” da parte della giurisprudenza, anche alla luce delle favorevoli pronunce della Corte di Giustizia europea.

La decadenza è un istituto giuridico che ha a che vedere con il passaggio del tempo. La previsione di un termine di decadenza stabilisce il momento entro il quale il soggetto può fare valere il proprio diritto: se non agisco per il mio diritto entro il termine previsto quel diritto non è più azionabile.

Compila la lettera di impugnativa con l’indicazione di tutti i contratti e/o le proroghe interessanti il tuo rapporto di lavoro (si ricorda che il ricorso è azionabile solo nel caso del superamento della durata complessiva dei 36 mesi di servizio anche non continuativo) (vedi pagina: “Come fare ricorso“);

In materia di diritto del lavoro sussistono due diversi termini prescrizionali:

cinque anni per tutte le obbligazioni retributive (cioè per quanto attiene alle somme non ricevute e di cui si chiede il pagamento, per esempio scatti di anzianità);
dieci anni per gli altri diritti comunque ricollegabili al rapporto di lavoro
Sono questi gli intervalli di tempo da tenere in considerazione.