ILLEGITTIMA L’ESPROPRIAZIONE SE MANCA IL RIFERIMENTO AL TERMINE DEI LAVORI

Illegittima l’espropriazione per pubblica utilità se manca il riferimento al termine dei lavori, che non può neppure essere desunto da un atto “de relato”.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione a Sezioni unite, con la sentenza 26778/2013, accogliendo la doglianza dei ricorrenti che hanno denunciato l’erroneità della statuizione della Corte di appello laddove aveva ritenuto che i termini attinenti all’inizio ed alla fine dei lavori risultassero implicitamente dal relativo progetto esecutivo. Secondo la Suprema Corte, in materia di esecuzione di opere pubbliche, la proprietà privata può essere espropriata solo se il programma dell’amministrazione ha termini certi, relativi all’inizio e compimento delle procedure di esproprio. Nel caso in cui le opere pubbliche abbiano uno specifico progetto approvato i termini per l’esproprio e l’ultimazione dei lavori sono facilmente individuabili negli atti progettuali. A tale proposito, tuttavia, la Corte territoriale non ha affermato di aver esaminato il progetto e di aver appreso, dall’esame del contenuto, quali fossero i due termini in questione, ma ha piuttosto ritenuto, “verosimilmente in ragione della natura e delle caratteristiche di tale atto, che il richiamo ad un atto diverso, peraltro specificamente individuato ed agevolmente consultabile presso i competenti uffici comunali “consentisse la necessaria rilevazione”.
Mentre così non era in quanto la deliberazione del Consiglio Comunale di Curno relativa al progetto esecutivo “inerente l’allargamento e prolungamento della via Fermi”, non recava “alcun riferimento… ai termini stabiliti per il compimento dei relativi lavori”.
Dalla illegittimità della dichiarazione di pubblica utilità per la mancata indicazione dei termini per lo svolgimento dei lavori discende che l’occupazione delle aree è riconducibile ad un comportamento materiale della P.A., non ricollegabile in alcun modo ad un esercizio dei poteri ad essa conferiti, circostanza che a sua volta comporta che spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulla domanda risarcitoria proposta dal privato.