INDENNITÀ DI DISCOCCUPAZIONE ANCHE AI CITTADINI UE LAVORATORI AUTONOMI?

La CGUE risponde alla questione pregiudiziale formulata in merito dalla Suprema Corte Irlandese.

La vicenda tre origine dalla richiesta di un cittadino di uno Stato membro che aveva svolto attività di lavoro autonomo e che richiedeva l’indennità di disoccupazione per aver perso involontariamente il lavoro.

La fonte normativa in materia è la Direttiva 2004/38/CE, il cui obiettivo è quello di codificare e rivedere gli strumenti comunitari esistenti che trattano diversamente lavoratori subordinati, lavoratori autonomi, studenti ed altre persone inattive per semplificare e rafforzare il diritto di libera circolazione e soggiorno di tutti i cittadini dell’Unione.

La prima questione da risolvere riguardava il mantenimento dello status di lavoratore autonomo e del conseguente diritto di soggiorno, requisiti necessari per l’ottenimento dell’indennità di disoccupazione involontaria. La seconda questione da risolvere riguardava il significato stesso da attribuire all’espressione “disoccupazione involontaria”.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha, quindi, dichiarato in merito che:

-mantiene lo status di lavoratore autonomo -ai sensi dell’art. 7, paragrafo 1, lett. a) della direttiva in commento- un cittadino di uno Stato membro che, dopo aver soggiornato regolarmente ed aver esercitato un’attività in qualità di lavoratore autonomo in un altro Stato membro per oltre un anno (ndr. circa quattro anni nel caso di specie), abbia cessato l’attività lavorativa per mancanza di lavoro debitamente comprovata e causata da ragioni indipendenti dalla propria volontà e si sia registrato presso l’ufficio di collocamento competente di tale Stato membro come persona in cerca di occupazione;

-l’espressione disoccupazione involontaria può rinviare sia ad una situazione di inattività dovuta alla perdita involontaria di impiego subordinato -ad esempio un licenziamento- sia ad uno stato di cessazione di un’attività professionale, subordinata od autonoma che sia, dovuto alla mancanza di lavoro per ragioni non dipendenti dalla volontà della persona interessata -ad esempio una situazione di recessione economica-.

Non può infatti escludersi che la formulazione dell’art. 7 della direttiva 2004/38/CE comprenda, oltre alle situazioni di persone che abbiano cessato un’attività subordinata, anche le situazioni di persone che abbiano cessato un’attività autonoma. Anche se vi sono di fatto delle divergenze tra le varie versioni linguistiche della direttiva (cfr. versione italiana, lettone e greca contro versione inglese e francese), la disposizione in esame va letta alla luce della struttura generale e della finalità della stessa.

Diversamente opinando infatti si creerebbe una disparità di trattamento, arrivando a negare una tutela in virtù della natura del rapporto di lavoro e cosa ancor più grave a trattare una persona che ha esercitato un’attività autonoma per oltre un anno nello Stato membro ospitante e che ha contribuito al sistema sociale e fiscale di tale Stato membro allo stesso modo di una persona che è alla ricerca di un primo impiego, che non ha mai esercitato un’attività economica e non ha mai versato contributi al sistema sociale e fiscale dello Stato.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: si versa in una situazione in cui si trattano in modo diverso situazioni analoghe anche nel nostro ordinamento?

È ciò che lo Studio Legale Frisani sta approfondendo al fine di individuare nuove ipotesi di tutela anche a favore dei lavoratori autonomi nel nostro Paese.

Avv. Elisa Ferrarello

Studio Legale Frisani