Indennizzo a chi ha subito danni da vaccino contro il morbillo

La Corte Costituzionale, dichiarando illegittimo l’articolo 1, comma 1, della Legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati), ha stabilito che coloro che hanno subito danni irreversibili a seguito di vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia, hanno diritto ad un indennizzo.

La Consulta, con la Sentenza n. 107/12, ha ritenuto fondata la questione sollevata dal Tribunale di Ancona nell’ambito di una causa che vedeva opposti il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ed i genitori di una bambina che aveva riportato danni irreversibili (una necrolisi epidermica tossica con trombosi venosa della femorale iliaca) dopo che le era stato somministrato il vaccino “Morupar”, poi ritirato dal commercio, appena qualche giorno dopo la somministrazione alla ragazzina.
I Giudici costituzionali ricordano che “il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività esige che, in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, ad un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico, tuttavia esso postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri”; inoltre, la Corte aggiunge che, “in presenza di diffuse e reiterate campagne di comunicazione a favore della pratica di vaccinazioni” (come è accaduto per quella contro il morbillo, la parotite e la rosolia), la scelta adesiva dei singoli di sottoporsi al trattamento raccomandato, è “di per sè obiettivamente votata alla salvaguardia anche dell’interesse collettivo”.
Ne discende che quando si verificano complicanze di tipo permanente a seguito di queste vaccinazioni, deve essere la collettività “ad accollarsi l’onere del pregiudizio individuale”; “’Sarebbe infatti irragionevole che la collettività possa, tramite gli organi competenti, imporre o anche solo sollecitare comportamenti diretti alla protezione della salute pubblica senza che essa poi non debba reciprocamente rispondere delle conseguenze pregiudizievoli per la salute di coloro che si sono uniformati”.
L’orientamento della Consulta conferma le tesi sostenute in materia di risarcimento danni dallo Studio Legale dell’Avv. Pietro L. Frisani.