LA NUOVA FRONTIERA DELLO SFRUTTAMENTO DEL LAVORATORE PRECARIO

L’ 11 Gennaio nel programma “La Gabbia” di La7 è andato in onda un servizio di Silvio Schembri che ha mostrato la nuova frontiera dello sfruttamento dei lavoratori pubblici precari: la rinuncia preventiva ai propri diritti!

Nello specifico la ASP di Agrigento, in totale dispregio ai principi di buon andamento, imparzialità e legalità che dovrebbero muovere un’amministrazione pubblica non solo nella gestione dei servizi a favore della collettività ma anche nella tutela dei propri lavoratori, al fine di assumere personale sanitario a tempo determinato, ha indotto questi lavoratori a sottoscrive una rinunzia ad agire al fine di vedersi riconosciuti il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro ed al risarcimento del danno per gli anni di lavoro precario.

Tale iniziativa appare allarmante ed esprime il malessere e la disperazione di coloro, dei tanti, precari della PA che pur di non perdere la loro condizione di “lavoratori” (al 31/12 u.s. , data di scadenza naturale dei contratti), accettano di “compromettere” con il datore di lavoro, le tutele che a ciascuno di loro riconosce la legge. Si parla di tutela di diritti fondamentali, quali quello al lavoro ed alla conduzione di una esistenza libera e dignitosa. Libertà e dignità che senza dubbio vengono ad essere “mortificate” laddove il lavoratore debba venire “ a patti” con il proprio datore di lavoro per continuare a rendere un servizio, quel servizio, che rappresenta per il precario, la migliore delle condizioni possibili, considerando che restare senza lavoro sarebbe peggio.

Occorre “mettere in guardia” i lavoratori precari che non esiste il rischio di non potere partecipare alle procedure di reclutamento previste dall’art. 35, comma 3-bis del D.lvo 165/2001,  posto che, proprio con riferimento a tali lavoratori (quelli che abbiano maturato almeno tre anni di servizio alle dipendenze della PA che emana il bando) è espressamente prevista una riserva di posti pari al 40%.

La “proposta” al datore di lavoro di prosecuzione del rapporto di lavoro a tempo determinato non solo, quindi, è priva – per come è formulata- di conseguenze giuridiche (a favore del lavoratore) posto che, nel pubblico impiego, il ricorso a forme di contratto diverse da quelle a tempo indeterminato costituisce (rectius, dovrebbe costituire) l’eccezione e, comunque, deve essere supportata da esigenze di carattere esclusivamente temporaneo od eccezionale, non potendo, quindi, la PA reiterare i contratti a tempo determinato ma appare, tale atto di rinuncia, anche superfluo se solo si consideri come il lavoratore assunto a tempo determinato da tre anni presso al PA ha diritto per legge a partecipare alle procedure concorsuali con una riserva – di legge- a suo favore di un contingente di posti pari al 40% di quelli banditi.

La “proposta” per come è formulata appare, quindi, “contra legem” , oltre che immotivatamente vessatoria nei confronti del lavoratore ove si consideri che la stessa, condiziona la richiesta di concessione da parte del datore di lavoro del rinnovo del contratto (rinnovo, come detto, vietato per legge se non motivato da esigenze temporanee ed eccezionali)  alla rinuncia da parte del lavoratore al promuovimento di azioni legali finalizzate alla tutela dei diritti derivanti proprio dalla illegittima successione dei contratti a tempo determinato.

Anche tale rinuncia appare priva di qualunque effetto ove si consideri che ai sensi dell’art. 2113 c.c. le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o dei contratti o accordi colletti collettivi concernenti i rapporti di cui all’art. 409 cp.c., non sono valide.

A tale proposito, la tutela risarcitoria per il lavoratore pubblico, nel caso in cui la PA violi disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori,  è espressamente prevista dall’art. 36, comma 5, del decreto lvo 165/2001, norma la cui cogenza – attenendo a diritti indisponibili del lavoratore – non può essere “annullata” né i diritti in essa sanciti “rinunziati” dal lavoratore. Senza non sottolineare il fatto che la tale rinunzia appare radicalmente nulla per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore.

La gravità di quanto descritto è evidente: non solo la Pubblica Amministrazione reitera contratti a tempo determinato nonostante i divieti di legge ma addirittura sottopone le lavoratrice ed i lavoratori ad una scelta indecente: rinunciare ai propri diritti pur di lavorare per far fronte alle esigenze personali e della propria famiglia.

Quello che RimborsoPrecari.it sostiene è che la battaglia contro il precariato nella P.A. invece deve proseguire proprio nelle aule di Giustizia.

Solo attraverso i ricorsi le lavoratrici ed i lavoratori potranno vedersi riconosciuti i loro diritti: il risarcimento del danno e la stabilizzazione del proprio rapporto di lavoro.