LA RIFORMA FISCALE NELL’OTTICA DI EQUIPARAZIONE FRA CONTRIBUENTI E FISCO

Ad oggi sono ancora notevolissime le differenze fra cittadini e fisco.

Infatti quando il Fisco iscrive a ruolo un importo da recuperare a titolo di imposte non versate richiede al contribuente a titolo di interessi il 4% annuo dal giorno successivo alla scadenza fino alla data di consegna dei ruoli all’agente di riscossione, il 4,5% annuo sulle somme rateizzate o sospese, il 2,68% annuo dopo i 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, il 30% a titolo di sanzione per omessi o ritardati pagamenti, il 6% a titolo di onere di riscossione, insomma il 42,68% sulle somme da versare.

Se invece è il cittadino a dovere essere rimborsato ha diritto soltanto agli interessi nella misura del 2% annuo e dell’1% semestrale dal 1.1.2010, escludendo il primo e l’ultimo semestre in cui viene emesso l’ordinativo di pagamento; non viene inoltre mai conteggiato l’anatocismo e non sono previsti in caso di ritardo di pagamento né interessi di mora né sanzioni.

Questa enorme differenza  è uno dei punti chiave della riforma fiscale di cui al ddl delega approvato dal Governo il 6 ottobre scorso, con uno sguardo anche alla sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2021, che aveva già sottolineato l’iniquità dell’aggio di riscossione.