Morire di amianto: i CTU di due importanti Tribunali confermano il nesso di causalità tra il decesso del lavoratore per mesotelioma pleurico e l’esposizione all’amianto

Vogliamo mettervi a conoscenza di due importanti traguardi raggiunti dallo Studio Legale Frisani e da Gestione Crediti Pubblici nell’ambito di alcuni contenziosi in corso presso il Tribunale di Firenze ed il Tribunale di Roma.

In entrambi i casi si tratta del ben noto ed angoscioso problema delle morti dei lavoratori esposti ad amianto nel corso della loro attività lavorativa.

Il primo era un lavoratore che aveva svolto mansioni di lavandaio e di fuochista presso l’Ospedale Careggi di Firenze. Il CTU nominato dal Giudice ha accertato sia la riconducibilità del decesso del lavoratore alla malattia professionale già riconosciuta in sede Inail sia la correlazione, con alto tasso di probabilità prossimo alla certezza,  tra la malattia (mesotelioma pleurico) e l’esposizione all’amianto avvenuta durante lo svolgimento dell’attività lavorativa prestata presso il noto Ospedale di Firenze.

Appare utile ritrascivere un passaggio della relazione tecnica :

disponiamo di notizie sufficientemente documentate circa la presenza dell’amianto, sebbene “protetto da guarnizioni e compatta di rivestimento” nella lavanderia, lungo i corridoi di collegamento con i reparti e nell’area “caldaia” dove il            ha svolto per 29 anni la sua attività, prima con la qualifica di “lavandaio” e poi di “fuochista”. La presenza di amianto in questi ambienti risulta anche documentata dalla decisione degli Amministratori di provvedere proprio in quegli anni alla bonifica degli ambienti con lo smaltimento dell’amianto e la sua sostituzione con altri minerali innocui”

Altro ambiente di lavoro, altre mansione ma identica morte: mesotelioma pleurico correlato ad esposizione ad amianto.

Stavolta il settore incriminato è quello ferroviario. “La morte viaggia lungo i binari“: così intitola il rapporto redatto da Greenpeace dove per la prima volta si denuncia una situazione estremamente allarmante dal punto di vista sanitario per quanto riguarda la presenza dell’amianto nei rotabili ferroviari.

Nel caso specifico il lavoratore vittima dell’amianto (e delle responsabilità omissive datoriali denunciate nel ricorso depositato dallo Studio Legale Frisani) aveva svolto mansioni di operaio qualificato e di verificatore dei freni alle dipendenze di RFI.

Aveva, quindi, contratto – in conseguenza della esposizione all’amianto- malattia asbesto collegata (mesotelioma pleurico) che lo aveva condotto a morte in brevissimo lasso di tempo.

Introdotta la causa innanzi al Giudice del Lavoro di Roma è stato nominato CTU il quale ha depositato il proprio elaborato giungendo a tali conclusioni:

Il decesso del Sig.                         è avvenuto per un mesotelioma maligno pleurico, su preesistenti placche pleuriche. L’attività lavorativa di operaio qualificato e di verificatore svolta dal 1973 al 2002 presso più Impianti di Manutenzione Corrente e presso il posto di Verifica di Orte è stata condizione necessaria per l’insorgenza e per lo sviluppo dell’infermità di cui al precedente punto”.

E’ interessante riportare alcuni passaggi significativi della relazione tecnica :

“Tutti gli elementi sopra riportati consentono di ipotizzare che, con elevata probabilità, dal 1973 fino, perlomeno, al completamento delle operazioni di bonifica, il Sig.                   sia stato esposto a fibre di amianto poiché adibito a lavorazioni svolte in ambienti nei quali il minerale era presente in forma potenzialmente aero-disperdibile, come peraltro suggerito dagli interventi, di natura legislativa ed amministrativa, attuati in tale periodo per eliminare ovvero per rendere innocua la sostanza“.

Due consulenze tecniche che dimostrano come , sia pure in ambiti totalmente diversi tra loro (una grande struttura ospedaliera e una grande realtà aziendale come Ferrovie dello Stato ), i lavoratori non siano stati minimamente tutelati nell’esercizio di mansioni che , chiaramente, si caratterizzavano per l’esposizione al materiale morbigeno.

Nessuna protezione contro il rischio dell’amianto, nessun dispositivo di protezione individuale, nessuna formazione specifica del lavoratore sui rischi connessi all’esposizione.

Il nostro augurio è che nei Tribunali si possa rendere un pò di giustizia ai congiunti dei lavoratori rimasti vittima dell’amianto e le sentenze siano testimonianza delle molte pesantissime responsabilità di cui si sono macchiati i datori di lavoro.

Studio Legale Frisani