NESSUNA RIPARAZIONE PER INGIUSTA DETENZIONE SE C’E’ LA COLPA DELL’IMPUTATO

La recentissima sentenza n. 40555/2021 depositata il 24 novembre 2021 dalla Corte di Cassazione chiarisce che la condotta colposa osta al riconoscimento dell’indennizzo quando induce l’autorità giudiziaria a ritenere erroneamente sussistenti gravi indizi di reità con riguardo al reato che ha fondato il titolo custodiale.

Il caso riguardava un soggetto in custodia cautelare per reati di tipo mafioso, poi assolto, che aveva chiesto la riparazione per ingiusta detenzione, negata dalla Corte d’Appello di Palermo in quanto egli aveva concorso a dare causa alla detenzione, avendo imprudentemente richiesto a soggetti gravitanti in ambito malavitoso di individuare l’autore del furto subito e dovendo prevedere che la ricerca, in considerazione della portata criminale di questi ultimi, avrebbe potuto sfuggire alla sfera di controllo dello stesso, come poi di fatto era accaduto, essendo stato l’autore del furto sottoposto a pestaggio.   

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa ritenendo che il giudice della riparazione aveva correttamente ravvisato gli estremi di una condotta gravemente imprudente nell’azione del ricorrente: questa, infatti, sulla base di un quadro indiziario soggettivamente indirizzato, risultava coerente con la partecipazione del ricorrente a un episodio estorsivo idoneo a giustificare l’emissione dell’ordinanza custodiale.