Prime riflessioni Pronuncia Cedu del 19 luglio 2018

La Corte di Strasburgo ha rigettato il nostro ricorso sulla rivalutazione delle pensioni dichiarandolo “irricevibile”. Su tale pronunzia desideriamo dare contezza di tutto l’iter della procedura.

Lo scorso 18 giugno, la Corte EDU ci ha comunicato la ricevibilità del ricorso e l’avvenuta registrazione del ricorso.

Si tratta di un traguardo estremamente importante se si considerano i dati statistici forniti dalla stessa Corte Edu per ciò che concerne l’ammissibilità dei ricorsi e che riportano cifre di sbarramento altissime: oltre il 90% dei ricorsi presentati alla Corte Edu viene dichiarato irricevibile e, quindi, avevamo dato il giusto rilievo alla circostanza nel comunicato stampa dello scorso 19 giugno.

La pronuncia del 19.07.2018 della Corte ha invece concluso, purtroppo, con dichiarazione di irricevibilità la vicenda.

Vale chiarire il perché un ricorso prima dichiarato ricevibile possa poi essere dopo dichiarato irricevibile.

I ricorsi che arrivano alla Cancelleria della Corte di Strasburgo devono superare 2 vagli:

1) Il primo di ammissibilità amministrativa: il ricorso deve rispettare tutti i requisiti di forma previsti all’art. 47 del Regolamento della Corte. Se non supera questo ostacolo, il ricorso viene rigettato in via amministrativa e non può nemmeno essere valutato da un organo giudiziario.

2) Il secondo di ricevibilità in senso stretto: il ricorso deve soddisfare le condizioni di cui agli artt. 34 e 35 della Convenzione. Nel caso in cui il ricorso non integri i requisiti dei detti articoli l’atto viene inviato direttamente ad un giudice (unico) che lo dichiara irricevibile con una DECISIONE NON PUBBLICA E NON MOTIVATA.  Come sopra sottolineato oltre il 90% dei ricorsi che la Corte esamina ogni anno ha questa sorte non superando il vaglio preliminare di ricevibilità.

Il nostro ricorso invero è rientrato in quel 10% che superano queste due difficili tappe.

Alla prima dichiarazione di ricevibilità consegue che il ricorso venga quindi attribuito ad una formazione giudiziaria collegiale che decide con un provvedimento pubblico e motivato sul merito e sulla ricevibilità.

Le formazioni giudiziarie possono essere: il Comitato, composto da 3 giudici, e la Camera, organo collegiale composto da 7 giudici.

Il nostro ricorso è stato attribuito alla Camera di 7 giudici, la più importante delle formazioni giudiziarie della Corte questo in virtù della ritenuta importanza e rilevanza della questione.

La Camera può decidere se aprire o meno il contraddittorio con lo Stato legislatore oppure decidere sulla base di quanto rappresentato nel ricorso. Ciò non esclude che il ricorso possa essere dichiarato irricevibile se la Corte ritiene che non vi sia violazione delle norme convenzionali.

Purtroppo nel nostro caso l’organo collegiale, facendo integralmente proprie le posizioni della Corte Costituzionale nonché della relazione governativa di accompagnamento al d.l. 65/2015, non ha ritenuto di aprire il contraddittorio e ha deciso per la irricevibilità del ricorso ritenendo che quanto operato dallo Stato non costituisca una lesione delle posizioni dei pensionati.

Sulla doglianza relativa alla violazione dei diritti patrimoniali di voi pensionati (art. 1P1), la Corte scrive: “In conclusione, la Corte ritiene che gli effetti della riforma del meccanismo perequativo sulle pensioni dei ricorrenti non siano di un livello tale da esporre gli interessati al rischio di disporre di mezzi di sussistenza insufficienti e non siano pertanto incompatibili con l’art.1 P1  Alla luce di quanto esposto e tenuto conto del contesto economico difficile nel quale è intervenuta l’ingerenza litigiosa, si ritiene che questa non abbia fatto pesare un onere eccessivo sui ricorrenti

La Corte, dunque, pur riconoscendo l’esistenza di una violazione dei vostri diritti (nei termini di ingerenza) ma ha considerato tale sacrificio proporzionato tenuto conto del “contesto economico difficile in cui tali misure sono state adottate ed alla luce delle esigenze di tenuta del sistema pensionistico per le generazioni future”.

La decisione della Corte, che risulta definitiva e non appellabile, delude per la soluzione trovata e per il giudizio analogo a quello espresso dalla Corte Costituzionale interna e per la dimostrazione che anche al di fuori dei confini nazionali più che la bilancia della giustizia pesi la tenuta del bilancio nazionale anche quando, come nel caso del blocco della perequazione, tali misure siano fortemente lesive delle posizioni degli individui.

Consapevoli del fatto che siamo effettivamente riusciti a portare all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo una questione così delicata e problematica vogliamo  ringraziare chi ci ha accordato la sua fiducia.

Studio Legale Frisani