RAPPORTO ANNUALE CEDU 2020: ITALIA AL V POSTO PER NUMERO DI CASI PENDENTI, LA MAGGIOR PARTE RIGUARDA L’ECCESSIVA DURATA DEI PROCEDIMENTI

Si è tenuta ieri, 28.01.2021, sul sito internet del Consiglio d’Europa a causa della pandemia in corso, la Conferenza Stampa del Presidente della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il Presidente, Robert Spano, ha fatto il punto sull’anno appena concluso.

Nonostante la crisi globale, la Corte è riuscita con successo a portare avanti la sua attività, tenendo anche udienze “virtuali”.
Prima della fine del 2020 sono stati presentati innanzi alla Corte 62.000 ricorsi, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente.
Il 70% dei casi pendenti riguarda quattro paesi: la Federazione Russa, la Turchia (quest’ultima con un aumento del 27% rispetto al 2019), l’Ucraina e la Romania. L’Italia si è attestata al V posto. La maggior parte delle violazioni riscontrate all’Italia, come noto, è relativa all’eccessiva durata dei procedimenti.
Nel 2020 si è registrata una leggera diminuzione – pari al 6% – del numero di nuovi casi attribuiti ad una formazione giudiziaria. La Corte ha statuito su oltre 39.190 casi, con una diminuzione del 4% rispetto all’anno precedente. È, però, aumentato del 22% rispetto al 2019 il numero di ricorsi che hanno portato ad una decisione della Grande Camera o di una Camera. Il Presidente Spano ha sottolineato l’importanza di tale punto in quanto “le sentenze emesse dalla Grande Camera e dalle Camere sono quelle più complesse e sollevano le questioni più gravi”. In particolare, sono state affrontate questioni relative all’indipendenza della magistratura, ai diritti elettorali, alle controversie ed ai conflitti interstatali ed all’arbitraria detenzione di politici, personaggi pubblici e giudici.

La sfida è quella di ridurre il numero degli arretrati, arrivando a sentenze di qualità in tempi rapidi per conferire maggiore rilevanza alla Convenzione.

Dall’altro lato, l’impegno richiesto agli Stati membri è quello di garantire nei fatti, non solo nelle parole, che la Corte possa continuare a svolgere le funzioni che gli sono affidate dalla Convenzione. Ciò significa che l’autorità della Corte e la natura vincolante delle sue sentenze non deve mai essere messa in discussione.
Natura vincolante delle sentenze e certezza del diritto sono, infatti, elementi fondamentali dello Stato di diritto che è un principio costituzionale che è alla base dell’intero sistema della Convenzione.

Anche per questo si auspica quanto prima la ratifica da parte dell’Italia del Protocollo 15 alla Convenzione Europea dei Diritti Umani. Il Protocollo, per la cui entrata in vigore è necessaria la ratifica di tutti gli Stati parte della Convenzione, introduce modifiche alla procedura davanti alla Corte europea dei diritti di Strasburgo. Il nostro Paese, infatti, nonostante il parere favorevole della Commissione competente, è l’unico che non ha ancora ratificato il testo, bloccandone quindi l’entrata in vigore.

Avv. Elisa Ferrarello
Studio Legale Frisani