RESPONSABILITA’ PROFESSIONALE PER IL MEDICO CHE DIMETTE IL PAZIENTE IN PRESENZA DI CHIARI SINTOMI DA INFARTO

La sentenza n. 20754/2020 depositata il 30 settembre 2020 dalla Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente in punto di responsabilità medica.

Si trattava di un soggetto recatosi in ospedale per un manifesto e prolungato dolore toracico che veniva sottoposto ad accertamenti che evidenziavano delle alterazioni equivoche, a seguito delle quali si imponeva l’osservazione clinica del paziente.

Nonostante ciò il medico di guardia lo dimetteva con una diagnosi rassicurante, e il soggetto decedeva poche ore dopo nella notte presso la propria abitazione per collasso cardiocircolatorio.

Gli eredi promuovevano azione di risarcimento del danno nei confronti della USL e del medico, domanda che veniva accolta con la sentenza di primo grado  successivamente riformata in appello.

La Corte di Cassazione, ribaltando il giudizio della Corte d’Appello, evidenziava che non si poteva ritenere che la morte dell’uomo fosse da ascriversi ad un evento imprevedibile.

E’ infatti illogico, secondo la Suprema Corte, sostenere che la morte fosse da ricondurre ad un evento improvviso ed imprevedibile tale da non potere essere fronteggiato nemmeno se il paziente fosse stato trattenuto in ospedale.

Da ciò la conclusione secondo la quale una diversa condotta del medico, caratterizzata da un adeguato controllo del paziente, avrebbe consentito l’adozione di misure terapeutiche tempestive al primo insorgere di segni di infarto miocardico acuto, che avrebbero con buone probabilità evitato il decesso dell’uomo.

Secondo quanto sopra precisato la Corte di Cassazione ha ritenuto acclarata la responsabilità del medico con condanna al risarcimento del danno.