RISCOSSIONE: SOLO LA PROVA DI UN’EFFETTIVA ATTIVITÀ GIUSTIFICA L’AGGIO

Equitalia non può pretendere dal debitore il pagamento di otto mila euro a titolo di aggio, laddove l’agente si sia limitato alla sola notifica della cartella.
Soprattutto se il contribuente abbia adempiuto senza ritardo, vale a dire entro il termine di 60 giorni. Un compenso così esoso non è giustificabile, se non è rapportato all’attività svolta in concreto dal Concessionario, ragion per cui deve essere annullato.

Lo ha sostenuto la Commissione Tributaria Provinciale di Treviso con la Sentenza n. 84 dell’agosto 2012.

A parere dei giudici trevigiani, dovendo negarsi natura sanzionatoria dell’aggio, “deve riconoscersi la sua natura astrattamente retributiva”. Da ciò deriva che, in presenza di contestazione da parte del contribuente, “il creditore dovrà prima di tutto indicare in cosa è consistita l’attività per la quale pretende di essere compensato”, e poi fornire la prova della “concreta ed effettiva” effettuazione dell’attività per la quale richiede un compenso “a carattere retributivo”.

Nella fattispecie, Equitalia ha richiesto al contribuente un compenso di oltre ottomila euro per l’attività di riscossione, nonostante questi avesse pagato entro 60 giorni dal ricevimento della cartella. Ebbene, per la CTP, la mera notifica della cartella non giustifica un aggravio del 4,65% sulle somme dovute, “in assenza di qualsiasi inadempimento imputabile al debitore”. Insomma, l’aggio non deve essere una “sanzione mascherata”, perché l’importo richiesto al debitore ha natura “retributiva”, come sostenuto dalla stessa Equitalia, alla quale, quindi, compete spiegare e comprovare quale sia l’attività effettivamente svolta, proprio come avviene nel processo civile. Infatti “la semplice tabulazione astratta di un compenso non è sufficiente”.

È assurdo che venga chiesto un pagamento così esoso anche in presenza di un adempimento spontaneo da parte del contribuente, senza che Equitalia abbia svolto ulteriori attività di riscossione.
L’orientamento della Commissione Tributaria Provinciale di Treviso conferma le tesi sostenute in materia dallo Studio Legale Frisani.