RICONOSCIUTO IL NESSO CAUSALE TRA ESPOSIZIONE A METALLI PESANTI E CONTRAZIONE DELLA PATOLOGIA LINFOMA DI HODGKIN

In una controversia tuttora pendente al Tribunale di Roma il soggetto, patrocinato dallo Studio Legale Frisani, ha visto riconosciuto in sede di CTU medico legale il nesso causale tra esposizione a metalli pesanti e patologia tumorale.
Il soggetto aveva infatti prestato servizio militare in qualità di elettricista presso il Poligono del Salto di Quirra in Sardegna, ed alcuni anni dopo, al rientro, aveva scoperto di aver contratto il linfoma di Hodgkin.
Lo studio Frisani ha promosso controversia contro il Ministero della Difesa per il risarcimento dei danni subiti dal signore ed il Tribunale ha disposto CTU medico legale sulla questione.
In sede di perizia è emerso che nella zona interessata vi era una contaminazione con molteplici sostanze inquinanti come nanoparticelle di metalli pesanti, torio, trizio , residui di esplosivi e perclorati, e metalli vari nonché il potenziale di contaminazione dell’organismo, tant’è che si è dimostrata la presenza di alcuni dei suddetti contaminanti sia in vegetali, animali, che nell’uomo.
Punto fondamentale della perizia è infatti quello in cui il CTU afferma che il Linfoma di Hodgkin, diagnosticato al soggetto nel luglio 2010, 13 anni e 7 mesi dopo aver svolto il servizio di leva presso il PISQ, rappresenta un evento che in base a tutte le evidenze emerse nel presente elaborato peritale, ha una stretta correlazione dal punto di vista eziologico con l’esposizione a tutti gli agenti contaminanti, con particolare riferimento a nanoparticelle di metalli pesanti, presenti durante le varie attività militari che venivano svolte nel PISQ , nel periodo in cui il soggetto era militare di leva.
Il C.T.U. ha infatti ritenuto che sarebbe stato necessario dotare il personale militare di dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) durante le varie esercitazioni, stante l’atmosfera presente all’interno del PISQ, che era tutt’altro che salubre e innocua per la salute, con ciò evidenziando la sussistenza di nesso causale fra patologia tumorale e esposizione ad agenti contaminanti in difetto di dispositivi di protezione che avrebbero dovuto essere forniti dall’Amministrazione.
Successivamente il Tribunale di Roma ha disposto ulteriore perizia per la quantificazione dei danni subiti dal militare, che sono stati individuati in una percentuale di invalidità permanente del 50% e in ulteriori danni da quantificarsi in via equitativa e relativi agli stati di ansia e preoccupazione provati sia alla scoperta della patologia che durante il tempo occorso per i cicli di chemioterapia e radioterapia, nonché per il calo delle attività svolgibili a causa della malattia che lo ha anche costretto a lavori di tipo sedentario.
Lo studio Frisani esprime piena soddisfazione per detta perizia e proseguirà con l’azione a tutela degli interessi del cliente per ottenere un adeguato risarcimento.

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