Uranio: pubblicata la relazione finale della IV Commissione Parlamentare d’Inchiesta

In data 07.02.2018 è stata pubblicata la relazione finale della IV Commissione Parlamentare d’Inchiesta istituita per indagare sui decessi e sulle gravi patologie riportate dai militari che hanno prestato servizio in missioni internazionali all’estero, nei poligoni di tiro in Italia nonché nei siti depositi munizioni, in relazione all’esposizione ad agenti nocivi chimici tossici, con particolare riferimento agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e alla conseguente dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dall’esplosione di dette munizioni.

Come da sempre abbiamo sostenuto e come anche la predetta relazione conferma, l’uranio impoverito ha una efficacia causale conclamata nell’insorgenza di tumori, e di detta circostanza i vertici delle Forze Armate erano ben consapevoli da molti decenni, ma nonostante ciò hanno omesso di dotare i propri militari di dispositivi di protezione atti a tutelare la salute dalla esposizione all’uranio impoverito e, fatto ancora più grave, hanno anche omesso di fornire adeguate informazioni ai militari stessi, mandandoli a lavorare – e di fatto anche a morire – senza alcuna protezione.

La relazione evidenzia le innumerevoli inefficienze dell’Amministrazione della Difesa sul punto, rappresentando le gravissime situazioni emerse sia per le missioni in Italia che all’estero che hanno causato morti e malattie gravissime ai militari ivi impiegati.

Rilevante nel documento approvato il 07.02.2018 è inoltre il riferimento agli eventi avvenuti presso il Poligono di Quirra in Sardegna, teatro di esplosione di armamenti che hanno provocato danni irreparabili agli abitanti, ai militari impiegati, agli animali e all’ambiente stesso.

Si sottolinea come la relazione sia conforme alla tesi da sempre sostenuta, nonché alla giurisprudenza in merito e anche alle relazioni dei CTU espletate in controversie seguite dallo Studio Legale Frisani, ricordiamo ad esempio, come in una controversia tuttora pendente al Tribunale di Roma il soggetto, patrocinato dallo Studio Legale Frisani, ha visto riconosciuto in sede di CTU medico legale il nesso causale tra esposizione a metalli pesanti e patologia tumorale.

Il soggetto aveva infatti prestato servizio militare in qualità di elettricista presso il Poligono del Salto di Quirra in Sardegna, ed alcuni anni dopo, al rientro, aveva scoperto di aver contratto il linfoma di Hodgkin.

Lo Studio Frisani ha promosso controversia contro il Ministero della Difesa per il risarcimento dei danni subiti dal signore ed il Tribunale ha disposto CTU medico legale sulla questione.

Punto fondamentale della perizia è infatti quello in cui il CTU afferma che il linfoma di Hodgkin, diagnosticato al soggetto nel luglio 2010, 13 anni e 7 mesi dopo aver svolto il servizio di leva presso il PISQ, rappresenta un evento che in base a tutte le evidenze emerse nel presente elaborato peritale, ha una stretta correlazione dal punto di vista eziologico con l’esposizione a tutti gli agenti contaminanti, con particolare riferimento a nanoparticelle di metalli pesanti, presenti durante le varie attività militari che venivano svolte nel PISQ , nel periodo in cui il soggetto era militare di leva.

Avv. Chiara Del Buono

Studio Legale Frisani