VIOLATO L’ART. 3 CEDU PER I SOGGETTI SOCIALMENTE PERICOLOSI DETENUTI IN CARCERE

L’Italia ha, con una dichiarazione unilaterale alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ammesso di aver violato l’art. 3 CEDU per avere detenuto in carcere e non presso le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza un soggetto socialmente pericoloso in quanto affetto da disturbo psichiatrico.

La fattispecie riguardava  un trentanovenne schizofrenico che aveva preso a pugni un magistrato milanese che portava fuori il cane, riconosciuto non imputabile per incapacità di intendere e di volere, ma rimasto 6 mesi in carcere prima che fosse sbloccata la lista d’attesa dei posti disponibili presso le Rems, e ciò proprio grazie ad una ingiunzione urgente della CEDU.

Il Governo italiano, nel tentativo di scongiurare una condanna da parte della Corte europea, ha offerto al soggetto – che ha accettato – una somma per il risarcimento dei danni morali e per le spese legali, precisando che l’Italia è «in procinto di adottare ogni iniziativa per risolvere il problema dei posti disponibili nelle Rems».

In base alle leggi del 2012 e del 2014 le Rems avrebbero dovuto sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari, chiusi il 31 marzo 2015, ma purtroppo i posti disponibili sono pochi, e dunque le stesse Rems adducono spesso di non avere disponibilità e mettono il soggetto in lista d’attesa, dando luogo poi ad un continuo scarico di responsabilità fra procure, ministero, regioni e rems stesse.

A seguito del ricorso alla CEDU il governo italiano ha precisato che “presso la Presidenza del Consiglio è stato attivato il Tavolo di concertazione permanente sulla salute in ambito carcerario tra Regioni, Ministeri della Giustizia e della Salute», e che in particolare il Ministero della Salute, «avendo preso atto dei problemi esistenti, sta preparando un processo di creazione di una Commissione coordinata dal viceministro» .